Scrivere a mano fa bene al cervello!

Scrivere a mano fa bene al cervello

Penna, carta e cervello: perché la scrittura a mano è molto più di un semplice modo per comunicare
Viviamo in un mondo nel quale tastiere, smartphone e tablet hanno progressivamente sostituito carta e penna. Scrivere al computer è certamente più rapido e pratico, ma la scrittura a mano potrebbe offrire qualcosa che una tastiera non riesce a replicare: un coinvolgimento più profondo del cervello.

A suggerirlo sono alcune ricerche condotte in Norvegia, presso la Norwegian University of Science and Technology (NTNU) di Trondheim, che hanno analizzato l'attività cerebrale durante la scrittura a mano e durante la digitazione.

La penna mette in comunicazione più aree del cervello
Uno degli studi più interessanti, pubblicato su Frontiers in Psychology, ha analizzato l'attività cerebrale di 36 studenti universitari. I partecipanti dovevano scrivere delle parole utilizzando una penna digitale oppure digitare le stesse parole su una tastiera.
Per registrare l'attività cerebrale sono stati utilizzati sistemi EEG ad alta densità, dotati di ben 256 sensori.
Il risultato è particolarmente interessante: durante la scrittura a mano sono stati osservati schemi di connettività tra diverse aree del cervello molto più articolati rispetto a quelli rilevati durante la digitazione.
In particolare, sono state osservate connessioni nelle regioni centrali e parietali del cervello, associate a specifiche oscillazioni neuronali nelle bande theta e alfa.
Queste attività sono state collegate, nella letteratura neuroscientifica, ai processi coinvolti nella formazione della memoria e nella codifica di nuove informazioni.

Perché scrivere a mano è diverso dal premere dei tasti?
La differenza potrebbe essere spiegata proprio dalla natura del gesto.
Quando scriviamo a mano, non compiamo semplicemente una sequenza di movimenti ripetitivi. Dobbiamo coordinare contemporaneamente vista, movimento, pressione, posizione della mano, memoria e rappresentazione mentale delle lettere e delle parole.
Ogni carattere viene costruito attraverso movimenti precisi e differenti. Il cervello deve quindi coordinare numerose informazioni sensoriali e motorie.
La tastiera, invece, richiede principalmente la pressione di tasti che hanno sempre lo stesso movimento, indipendentemente dalla lettera che vogliamo digitare.
Secondo i ricercatori, proprio questa maggiore complessità del gesto potrebbe contribuire a creare una rete di connessioni cerebrali più ampia durante la scrittura manuale.

Anche il corsivo sembra avere un ruolo importante
Il fenomeno era già emerso in una precedente ricerca dello stesso gruppo, pubblicata nel 2020.
Lo studio aveva coinvolto giovani adulti e ragazzi di 12 anni, confrontando la scrittura corsiva a mano, la digitazione sulla tastiera e il disegno.
Anche in questo caso, la scrittura a mano era associata a una particolare attività nelle regioni centrali e parietali del cervello, nella banda theta.
Queste oscillazioni sono considerate importanti nei processi legati alla memoria e alla codifica di nuove informazioni e potrebbero quindi creare condizioni favorevoli all'apprendimento.
Il corsivo, inoltre, richiede un movimento continuo e coordinato della mano. La sequenza dei tratti, la forma delle lettere e il collegamento tra un carattere e l'altro coinvolgono una complessa integrazione tra percezione visiva e controllo motorio.

Scrivere significa anche imparare
La scrittura a mano potrebbe quindi avere un valore che va oltre la semplice produzione di un testo.
Quando prendiamo appunti a mano, ad esempio, la velocità inferiore rispetto alla digitazione può costringerci a selezionare le informazioni più importanti, sintetizzarle e rielaborarle anziché limitarci a trascriverle.
La penna diventa così uno strumento attraverso il quale il cervello non si limita a registrare informazioni, ma partecipa attivamente alla loro elaborazione.
Questo aspetto è particolarmente interessante nel campo dell'educazione.
Gli autori degli studi norvegesi sottolineano infatti l'importanza di mantenere la scrittura manuale e il disegno nell'ambiente scolastico, soprattutto durante le fasi dello sviluppo.

La tecnologia non è il nemico della penna
Questo non significa che computer, tablet e smartphone siano strumenti negativi o che debbano essere abbandonati.
La digitazione rimane indispensabile in moltissime attività quotidiane e professionali. La ricerca suggerisce piuttosto che scrivere a mano e digitare non sono necessariamente equivalenti dal punto di vista dell'attività cerebrale.
La tecnologia ci permette di essere veloci. La penna, invece, ci obbliga a rallentare.
Ed è proprio questo rallentamento che può trasformarsi in un vantaggio: prendere una penna, formare le lettere, seguire il movimento della mano e vedere comparire le parole sulla carta crea un'esperienza multisensoriale che coinvolge il cervello in modo particolare.

La riscoperta della scrittura a mano
In un'epoca nella quale quasi tutto viene digitato, la vecchia stilografica potrebbe quindi rappresentare qualcosa di più di un semplice strumento di scrittura.
Scrivere una lettera, prendere appunti, tenere un diario o semplicemente mettere nero su bianco un pensiero significa compiere un'attività nella quale mano, occhi e cervello lavorano insieme.
La ricerca scientifica non dimostra che scrivere a mano sia una cura o che possa da solo migliorare la memoria in ogni situazione. Ma gli studi norvegesi forniscono interessanti evidenze sul fatto che la scrittura manuale, e in particolare il gesto complesso della scrittura corsiva, può attivare reti cerebrali differenti e più articolate rispetto alla semplice digitazione.
Forse, quindi, ogni tanto vale davvero la pena spegnere la tastiera, prendere una penna e tornare a scrivere.

Perché scrivere a mano non significa soltanto lasciare un segno sulla carta. Significa mettere in movimento il cervello.